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invia la discussioneLavatory, chi era costui? Istruzioni per l'uso
01 febbraio 2010 14:06 | Silvia | 1 commento
Ho ritrovato un'antica steppina in qualità di neo AV. E ho aspettato diversi mesi che lei scrivesse qualcosa per questo  angoletto di cielo. Finalmente è arrivato il suo primo contributo. Gli occhi "vergini" di chi si è da poco avvicinato a questo universo e la capacità di mettere in prosa la maldestra poesia della nostra vita volante fanno di Pitot - così la chiameremo - un ospite gradito, di cui anche i lettori aspettaranno il ritorno. Godetevela!



PREMESSA: per i non addetti ai lavori, chiamerò pax il passeggero, av l'assistente di volo (sì, l'hostess, ma non pronunciate quella parola ignominiosa) e cockpit sarà la cabina di pilotaggio. Queste precisazioni valgono soprattutto se siete un PAX.

L'essere umano è poliedrico, si adatta a tutte le situazioni. Ma ce n'è una che lo mette profondamente a disagio, che altera le sue capacità percettive e di elaborazione: quando sale su un aereo e diventa passeggero. Tante sono le stranezze che è capace di fare, ma mai tante quanto quelle che riguardano il gabinetto, ovvero la TOILET.
Durante la crociera, nei trenta metri e passa che separano l'inizio dalla fine di un aereo di media stazza solo le porte contrassegnate come toilet o lavatory possono essere aperte per consentire l'evacuazione (non sto parlando di quella di emergenza, è ovvio). Ce ne possono essere due o  addirittura tre. Insomma, non manca dove rifugiarsi. Tuttavia, al momento cruciale, il pax entra nel panico e dà povero spettacolo di sé: trovarle, queste porte, sembra impossibile. I più intraprendenti, dopo aver escluso la possibilità di farla sotto il sedile, nella tasca di fronte o persino nel giubbetto di salvataggio,  si avvicinano timidi sgranando gli occhietti e formulando la domanda solo nella propria testa. Tu, av, che lo sai già, li anticipi : "Sì, è il bagno. Può usare quello a destra o a sinistra. Se ce la fa, può persino usarli entrambi contemporaneamente". E io che sognavo di vivere di poesia...

Poi c'è anche la vecchietta che bussa perentoriamente alla porta del cockpit chiedendo se è occupato. "No, signora, lì c'è il comandante!" "Ah, allora aspetto..." Sembra impossibile capire che quei tre omini con la lucetta verde visibili da tutta la cabina – di quelle che esistono pure sui treni – non sono segnali per gli alieni, né tantomeno indicano posti riservati alle famiglie...
Diciamo allora che, finalmente, il pax ha localizzato il bagno dell'aereo. Sembrerà assurdo, ma le regole che valgono sulla terra qui si dissolvono. Ecco perché l'EASA* e l'ENAC* hanno pensato di affiggere nei bagni le istruzioni per l'USO DELLA TOILET.

"Se era un bagno che cercavate, siete nel posto giusto. Se volete entrare, girate la maniglia": non è necessario specificare in quale senso, perché perlomeno l'av avrà un po' di divertimento nell'assistere ai vari tentativi.

"Ricordate che se non c'è una maniglia, dovete spingere. In nessun caso riuscirete ad entrare aprendo il posacenere sulla porta o sostando semplicemente davanti alla toilet". Non accadrà nemmeno tirando la giacca dell'av: vi assicuriamo che lì non c'è nessun meccanismo nascosto.

"Ok, siete entrati. Ora chiudete la porta". Non pensate sia superfluo: non è insolito per l'av dover svuotare la teiera nel water e ritrovarsi il pax seduto sulla tazza con gli occhi sgranati , non si sa se per la sorpresa o per strane attività in corso.

"Bloccate la porta": altra cosa da non dare per scontata. Vedi sopra.

"Alzate il coperchio del water se non lo è già ed effettuate l'attività per la quale vi trovate qui": occhio non vede, cuore non duole.

"Quando siete certi di aver finito, cercate un pulsante con scritto PUSH o FLUSH e premetelo (se parlate inglese, leggerete /pʊʃ/ e /flʌʃ/). Grazie" Se proprio non lo trovate, non chiamatemi prima di aver celato il peso della vostra coscienza contenuto nella tazza: il luogo dove mangio è proprio lì accanto e potrei ripensarci. Personalmente, se poi prima di uscire abbassate il coperchio del water mi fate felice: il non farlo mi fà imbestialire a casa, figuriamoci sull'aereo. Ma non voglio forzare la natura più di tanto.

"Dopo aver espletato, pulitevi secondo i vostri costumi":
noi di AbbolAir siamo aperti a tutto, non andremmo mai contro le usanze dei vari paesi. Ci chiediamo, però, in quale  sia consentito pulirsi contro il bordo del lavandino.

"Se volete fare un lavoro di fino, potete lavarvi le mani"
: basta un po' d'acqua, non è necessario ricreare l'acquario di Genova o gli tsunami oceanici.

"A meno che non siate colti da malore, non premete il pulsante giallo: vi assicuriamo che non è il dispenser del sapone". Il pax,  bastian contrario per natura e gran curiosone, lo preme. E si incavola pure quando l'av, preparandosi a prestare soccorso, bussa alla porta per accertarsi che stia bene. "Eh, ma perché bussa? In bagno ci sono rimasto solo 3 minuti!" Allora l'av capisce che non era un infarto, ma solo un ictus contratto alla nascita.

"Gettate la carta con la quale vi siete puliti e/o asciugati nell' apposito contenitore". Capisco che a volte non sia proprio chiarissimo, ma credo che il buon senso escluda gli interstizi, lo smoke detector, il pavimento e la parte inferiore del coperchio del water dall'essere considerati "apposito contenitore". Dicasi lo stesso per l'alloggiamento delle salviettine pulite, perché concepite come "monouso": se quella che avete in mano non è più bianco candido, evitate di rimetterla dove l'avete presa.

"Sbloccate la porta, apritela e tornate al vostro posto, possibilmente allacciando la cintura". E per favore, non guardatemi sorridenti dicendomi "grazie". Quello di cui vi siete appena liberati ha dato sollievo solo a voi. Ve lo assicuro.

*EASA ed ENAC: il primo è lo European Aviation Safety Agency, che si occupa di sicurezza in campo aeronautico; l'altro è l'ENAC, Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, massima autorità a livello nazionale. Da non confondere con i più famosi EASA, l'Ente Albanese per lo Sfruttamento degli Anziani, ed ENAC, Ente Nazionale Artisti Circensi.
1 commento
invia la discussioneOggetti smarriti
14 gennaio 2010 15:32 | Silvia |
Rinvenuto nella serata di ieri dall'equipaggio in servizio un oggetto di tessuto sotto il sedile della fila 24, posto D.
L'articolo, per forma e modello, è definito "corto" e - a detta di alcuni esperti prontamente accorsi sul luogo - tipico di certa filmografia porno svedese.
E' di colore blu e "a naso" non sembra che fosse indossato al momento dello smarrimento. Quello che appare certo a quanti hanno esaminato il reperto è la mancanza della sua metà, con la quale condivide caratteristiche e condizioni di fruibilita essenziali per il loro duraturo utilizzo.
Il proprietario del calzino può ora cercare nella munnizza di bordo. Restano ignote cause e modalità dello smarrimento.
rispondi
invia la discussioneLa parola č TURBOLENZA
08 gennaio 2010 21:33 | Silvia |
"Signorina, io ho proprio bisogno di andare alla toilet, non ce la faccio più..Anche se l'ho capito che è rischioso perchè c'è la turbazione!"

Grazie ad A.
rispondi
invia la discussioneIl pesce puzza... dai carrelli del servizio!
08 gennaio 2010 21:25 | Silvia | 1 commento
No per saperlo... secondo voi è normale che su un aereo si proponga la vendita di un libro evocativamente intotalato

"Cosa ti porti dietro se sai di non tornare più?"...

Secondo me no. E a prescindere dal sottotitolo esplicativo... io mi tocco!

PS: Sì, sono sopravvissuta. Ho superato anche questo Natale fatto di: migliaia di “Auguri!” “Grazie, anche a lei!” che per quanti sono, a culo quest’anno non dovrei aver problemi; centinaia di pacchi regalo della serie “sa… ho dieci nipoti…”. Buon per te… regalagli delle magliettine invece del giocattolo a dimensione naturale. Vai in aereo, non col camper!; dolci, panettoni (la Bauli c’è qui e – sorpresa! – anche a Milano, Roma Venezia… ve lo giuro!), formaggi, salsicce, pesce, cose grandi e ingombranti, cose piccole e fragilissime (“faccia attenzione!!! Non me lo rompaaaaa”… sigh!); mille persone insicure che ti chiedono “dov’è il 15 b?” avendo già visto e accertato che il 15 b è esattamente lì dove già sono. Eccetera eccetera...

PPS: Ho , per esempio, accompagnato il Magnifico per il suo viaggio di Capodanno, e quindi so dov'era seduto, cosa ha mangiato - e quanto l'ha pagato -, quante volte è andato alla toilet. Ma su tutto questo manterrò il segreto professionale... :-)


1 commento
invia la discussioneE tu, caro pax, come ti chiami?
05 ottobre 2009 21:45 | Silvia | 4 commenti

Premessa A. Pare che in Alitalia ci sia un comandante che si chiami James Bondi…

Premessa B. Domanda per i maschietti: ma voi chiamereste vostra figlia Sonia Magnifica?
No perché, secondo me, una col nome così a 15 anni vi ha già presentato una decina di fidanzati ufficiali. E chissà quelli nascosti!!!

Testo. Sonia Magnifica è una delle chicche di una simpatica lista che una collega ha messo su da qualche mese a questa parte. È sufficiente scorrere le liste dei passeggeri e rendersi conto che la gente a volte ha nomi bizzarri (niente cognomi, la privacy è garantita).

C’è gente che hanno nomi mai sentiti, a volte storpiati, a volte dal sapore di antico (troppo antico!), qualche volta persino inesistenti e non nella mente degli infami genitori. Tipo Gerlanda. Non sapevo che esistesse. L’ho cercato su Google, che mi ha rimandato a Wikipedia: “1. nome proprio di persona femminile → Etimologia mancante. Se vuoi, aggiungila tu.” Io??? Aspetta e spera...

Ma poi cose assurde… Nomi che a me ricordano altri mondi… Tipo, Melinda non è la marca delle mele? O Eritrea un paese africano e Odessa una città? Nivea una crema idratante? Etna un vulcano? E di Cono non c’è  solo quello del gelato (si ok, al limite una schifezza geometrica, ma un uomo Cono no!!!)? Il peggio è che si è trovato pure ConA. Mah.

Poi ci sono quelli mitologici, delle tragedie greche o degli imperi romani.  Nomi da libri di storia che però, qualcuno, appioppa a dei poveri piccoli innocenti.Un elenco, che comprende anche delle patacche, dei nomi “latino-cinesi”, tipo MANEA (ma chi lo conosce???):

Eracle
Lelio Italico (patacca)
Tardio Giovanni (patacca!!!)
Quinto Boris (super patacca)
Nazareno
Liviano (che è romano, ma all’epoca era un cognome!)
Efrosinia (patacca)
Onofrio
Diomiro
Agrippino/a (poveri…)
Domiziana (come la via romana…)
Liborio (Wiki dice che è particolarmente diffuso in Sicilia… boh)
Efisio
Giusto
Quinzio (uno lo conosce persino Dante in Paradiso. Se vede che esistono…)
Primo
Teseo
Onelio
Eliseo (ma nooooooooo! Salutami Carla Bruni!!!)
 

Poi ci sono vari nomi che si richiamano alla religione:
Croce (di nome! Non Benedetto, insomma)
Divina
Rosa Crocifissa
Accursia Maria Immacolata
Ismaela
Epifanio
Arcangelo
Cristofero
Genuflessa (no comment…)
Assunta
Consolazione ecc…

 Poi ci sono gli omaggi a persona famose, tipo Fo (ma chiamalo Dario, no???), Amleto, Enea, Rosaura (pare sia la protagonista di una vecchia telenovela…), Benito ecc…
 
Quelli che rendono maschili nomi femminili e viceversa: Orazia, Salvatora, Rinalda, Cateno, Biagia, Natala ecc…
 
Alcuni che non capisco: Aneta, COSETTA, Mita, Letteria, CALCEDONIO, Marineve, Bortolina, ALTOMARE (ma è maschio o femmina? E a che punto è adesso???)
 
L’elenco, vi assicuro, è infinito. Non siamo nemmeno a metà, 'che noi di passeggeri ne vediamo veramente tanti. Soprattutto siculi. Ed è lì che casca l’asino. Nel vero senso della parola, che lo scecco i nomi stranieri sicuro che li sa scrivere…

E così – è successo! – che devi riscrivere un battesimo del volo per un bambino si chiama MAICOL e non Michael… O Valter, invece di Walter. E ci sono anche Gessica, Catia, Mirco, Tekla, Nenzi, SCERI’.

Ma dico io…ci vuole tanto a cercare come si scrive il nome di tuo figlio???

Ma su tutti, permettetemelo, vince l’unione acculturata di italianità e… inglesità. Per chiamare una bambina ALBA DOLLY  o AGATA JANE bisogna studiarci assai…
 

La simpatica lista è di Laura P., che gentilmente me l'ha prestata.
4 commenti
invia la discussioneMosquito Town
19 giugno 2009 18:42 | Silvia | 1 commento
Io non lo sapevo, che Pisa fosse la città delle zanzare.

A dire il vero non lo so nemmeno ora, con certezza. Di sicuro nel mio immaginario e fino ad evento contrario, da qualche giorno quella toscana è la città con più zanzare del mondo. O almeno lo è la zona dell’aeroporto.

Bisogna sapere, qualora non lo si immaginasse già, che AbbolAir  è come tutte le low cost, una compagnia che per massimizzare i profitti tenendo basse le tariffe deve minimizzare le spese. Così, l’antico e prestigioso lavoro di hostess giramondo e mangia uomini, si è trasformato negli ultimi anni in un più semplice su e giù per i cieli e i transiti in questa o in quella città dura all’incirca un’ora. Questo appunto serve a dare le coordinate temporali entro cui racchiudere parte dell’evento di pochi giorni fa.

Era una serata di metà giugno. Si atterra a Pisa, sbarco, riordino della cabina, e poi dieci minuti di relax prima dell’imbarco. In questi dieci minuti io e le colleghe notiamo una zanzara, entrata dall’unica porta aperta. Dopo un minuto le zanzare diventano due. Poi tre. Poi quattro. Poi… poi chiudiamo immediatamente la porta che già abbiamo capito l’antifona!

Questo posto è invaso e evitare l’assalto ci sembra un’impresa ardua. Ci meditiamo, ma è invitabile. La rampa entra ed esce dalla porta malefica, i piloti idem.L’imbarco deve ancora iniziare e la cabina è invasa dalle zanzare. Non scherzo. Che poi non sono nemmeno zanzarine così. Sono delle super zanzarone da palude, di dimensioni infinite. Nel giro di niente ci sentiamo tutte prudere dappertutto.

Ne abbiamo già fatte fuori a suon di giornalaie una decina quando inizia l’imbarco. I passeggeri salgono a bordo e dopo cinque minuti mi sento rivolgere le seguenti frasi:

  1. “La prossima volta fatevi sponsorizzare da Off [né punti né unti, ndr]”
  2. “Signorina, ma perché vi siete portati tutte ‘ste zanzare?” [perché avevo voglia di fargli fare qualcosa di diverso oggi e me le sono messe in borsa. O non si può???]
  3. “Ma che c’è un concorso a chi ammazza più zanzare?” [Bella idea…]
  4. “Signorina, per ammazzarle le conviene usare un fazzoletto bagnato” [Allippa meglio, in effetti…]
  5. “Signorina, non si po’ fari nenti? Picchì iu u sacciu: unni ci su zanzari mi mangiunu sempri a mia!” [senza parole]
  6. “Ma palette per ammazzare zanzare non ne avete?”
 A fine imbarco la cabina è piena. Io ho ancora prurito e di tanto in tanto spiaccico qualcuno di questi fastidiosi insetti qua e là. Lo stesso fanno i passeggeri. Il tipo della frase numero 5, per esempio, si laurea campione: durante la crociera si alza all’improvviso dal posto e con un giornale fa una tripletta veramente niente male. PAM! PAM! PAM! e meno tre zanzare.

Durante il decollo, vista da dietro, la cabina è davvero divertente. Le luci soffuse lasciano intravedere solo mani che cacciano zanzare, mani che schiacciano zanzare e giornali che le impicano in cabina. Dopo una mezz’oretta  di volo in realtà di zanzare non se ne vedono più tante. Vive

1 commento
invia la discussioneVip - Very Incredible Pax
26 maggio 2009 20:55 | Silvia | 4 commenti

Avete presente lo sguardo di Ben Stiller in Zoolander? Per essere esatti avete presente la Magnum di Derek?

Ora immaginate che un tipo che in apparenza non è né particolarmente bello né tantomeno figo, che guarda il mondo intorno a sé con appiccicata in faccia una specie di Magnum, sicilian version. Il soggetto viene notato durante l’imbarco perché lancia sguardi inteneriti alle colleghe in cabina, salutando con un ‘ciao’ che manco fossero amici sul serio. Viene notato dopo anche da quelle, come me, che in cabina ci si trovano durante il volo perché il tipo, seduto certamente per caso lato corridoio, si sporge per tutto il tempo guardando tutto e tutti con la sua personale Magnum. È vestito con jeans stretti, gilet e stivali a punta. Pare sceso da un cavallo, manca solo il cappello.

A metà volo il tipo si alza, va davanti e prova ad intavolare una chiacchierata con la responsabile. Ma lei non gli dà molto conto e nessuna soddisfazione.

Ma questo chi è?” “Boh, ma è famoso?” “Ma non è che ha fatto qualche programma della De Filippi?” “Nooo forse è quello del Grande Fratello” “Ma che dici!!! Non gli somiglia per niente! Come fai a scambiarli???” “Che ne so… secondo me ha una faccia conosciuta!”.

In sintesi questo è quello che ci diciamo tra colleghe (la ignorante di cose televisive sono io, ovviamente!). Per me in effetti è un viso conosciuto, qualcuna è titubante, un’altra afferma di essere certa di non averlo mai visto. Lui intanto continua a stare affacciato dal sedile, a sorridere e a guardare intensamente.

Per sciogliere il dubbio, e rompere la routine, una di noi – che non sono io, lo giuro – si fa la faccia tosta e quando questo, dopo il fallimento del primo tentativo, decide di andare in bagno dietro e poi ovviamente di attaccare discorso con la prima assistente di volo che trova nei paraggi.

Pur non avendolo mai visto, la collega gli chiede con fare ingenuo se è famoso, ‘che lei ha questa sensazione. Lui fa il modesto “sono conosciuto solo nella mia città e nel mondo della danza campestre”. Eh? Che danza? “Sono campione in questa disciplina, e faccio il cowboy in alcuni locali della provincia. Vi farei una piccola danza qui, ma ho paura della turbolenza!”. Eeeeeeh??

Ancora qualche scambio di battute e il tipo torna a posto orgoglioso di sé. Tra noi AAVV sono subito risate e cuttigghio. A questo punto io sono certa di non averlo mai visto prima e si arriva all’unanimità alla seguente equazione:

FARE IL DIVO, QUANDO NON SEI NESSUNO + FARE IL COWBOY PER LAVORO NEL 2009 E VANTARTENE = CRETINO3

 Ce ne sarebbe stato abbastanza, ma quando la serata prende una certa piega, al peggio non c’è mai fine: così Mister Spacchioso a un certo punto torna con la sua ormai famosa espressione del viso e ci lascia NIENTEPOCODIMENOCHE’ il suo biglietto da visita: “Se vi capita, venite a vedere una mia esibizione”. Si, aspettami.
4 commenti
invia la discussioneUna passeggera, le gite, le risate
22 maggio 2009 11:09 | Silvia | 1 commento
  1. È di ieri. La protagonista avrà avuto una trentina di anni. Alla fine, immaginatela a ottanta…
    “Signorina, quand’è che partiamo, che già abbiamo mezz’ora di ritardo?”
    “eh? Siamo in volo già da venti minuti…”
    “Ah… non me ne ero accorta.”

  2. Si vede che sto invecchiando. Io alle scuole medie andavo in gita a Noto & Marina di Ragusa. In autobus, andata e ritorno in giornata. I più fortunati hanno passato lo stretto per destinazioni più lontane e per periodi più lunghi, ma anche loro in autobus. O a limite in treno. Ora invece ragazzini di dodici anni vanno in gita in AREO. E si pottunu a testa dal primo all’ultimo minuto. Ma mi piace vedere la loro incertezza nel comprarsi le patatine o una cocacola: si fanno i conti, tre euro per un po’ di pringles sono troppi, dammi le cipster (mitiche!). E poi tirano fuori i portafogli che io pensavo non si usassero più, e invece si usano solo alle scuole medie. Quelli sottili sottili che apri a strappo. Io l’avevo.

  3. L’altra sera ho trovato due passeggeri sotto i sedili, piegati in quattro dalle risate perché un tizio uscendo dal bagno mi ha guardato e ha esclamato, annacandosi pure per imitare la situazione:
    Au ma ca’rintra unu ci trasi a incastru!!!”.
    Il fatto che questa sparata a me non abbia stupito mentre quelli dell’ultima fila un altro po’ e si sentivano male dal troppo ridere, mi ha fatto riflettere: ne vedo così tante che ormai manco me ne rendo conto! Ho approfittato della simpatia di questi tizi e gli ho lasciato l’indirizzo di Step1 e del blog – estorcendo anche la promessa del voto per il Premio Ischia (vedi home page) –. Se passate, lasciate un commento!
1 commento
invia la discussioneOssigeno al vecchietto!
05 maggio 2009 19:48 | Silvia |
Ieri me ne è capitata una molto molto molto molto molto carina...

Faccio la demo: bla bla... questa è la cintura, bla bla... queste sono le uscite, bla bla... queste sono le mascherine. Fino a qua tutto normale. Fino a che... sento alle mie spalle un tizio che fa "Signorina, ca ma rassi".

CHI? COSA? CHE VUOI? CHE DOVREI DARTI???

Mi giro e capisco. Il signore ha circa ottanta anni e il suo desiderio non sono certo io. Lui guarda la mascherina che sto posando e tende la mano. Vuole la mascherina, vuole. Si vabbè, penso. "Non si preoccupi, ce la già.." gli dico invece frettolosamente mentre in mano ho già il giubbino salvagente (quello giallo che mi sta moTTo bene, và).
Mentre la demo va avanti con la coda dell'occhio non posso fare a meno di guardare il vecchietto che mi ha preso in parola e ora CERCA la sua mascherina. Lo vedo che la cerca nella tasca, apre il vomitino. Poi passa al tavolino, lo apre. Ispeziona il sedile, guarda per terra. La cosa peggiore è che io NON POSSO RIDERE!

Finita la dimostrazione gli spiego, con parole semplici, le più semplici che trovo, che le mascherine non si vedono ma ci sono. Ma...
Pax: "E ma pigghiassi una, non si sapi mai"
Io: "Non si preoccupi, se servono vengono fuori da sole".
Pax "No ma iu a vogghiu una, ca po iessi ca mi sentu mali. U rapissi stu cosu".

Noooooooooooooooooooooooooo!!! Gli spiego che non si può, che se avesse però bisogno lo aiuteremmo noi ecc ecc.. e finalmente, come si dice in tedesco antico, il passeggero non molto convinto, ma ressegnato, si arrizzetta! E io posso tornare in postazione a ridere...
rispondi
invia la discussioneLa signora della B di una fila qualunque
21 aprile 2009 23:17 | Silvia | 1 commento

In aereo a volte incontri persone strambe. Spesso persone normali. Ogni tanto qualche cafone. Ma raramente ti ricordi di qualcuno se non ti ha fatto ridere.

Oggi, però, si.

Durante il servizio, una signora sui 55 anni, seduta alla B di una fila qualunque, mi chiede una bottiglia d’acqua.

“La porto come ricordo a L’Aquila”, dice. Che una persona si porti una bottiglietta di acqua naturale da 20 cl che costa due euro come “ricordo” da qualche parte, suona strano. E allora si rompe la monotonia, e si dedica uno sguardo in più alla persona che ha parlato. Osservi e ti rendi conto.

La signora è magra, molto magra. Indossa una tuta azzurra, la felpa è aperta su una magliettina. Ma è dai capelli e dagli occhi che capisci tutto. I capelli sono tinti e danno riflessi rossi. Ma c’è un centimetro abbondante di ricrescita e si vede il bianco. Nessuna donna va in giro così se non perché questo di rifarsi il colore è l’ultimo, ma proprio l’ultimo, dei suoi pensieri.

Negli occhi poi cogli la luce e il buio. La luce è la consapevolezza della vita, di avercela ancora; il buio è il terrore per essere stata vicina alla morte. È un attimo. “Viene da L’Aquila, signora?”, “Si, e ci stiamo tornando, perché è giusto tornare” risponde parlando di sé e del marito seduto accanto. Non le faccio pagare la bottiglie, chissenefrega, finisco le cose da fare e torno da lei.

Stava raccontando, si vede che ha voglia di comunicare quello che ha dentro. Forse ho una storia per Step1, penso. Ma mi trattengo, non è giusto. La ascolto raccontare di come si è salvata, del suo palazzo inagibile da dove, però, tutti sono usciti vivi. Dei due giorni in pigiama, dei soccorsi, della sensazione senza nome che si ha a vedere la tua città distrutta in un attimo. Della piccola fuga in Sicilia, ospiti dei genitori del genero, del bene che cambiare aria sta facendo al nipotino. Della necessità di tornare e di installarsi in una tenda a sei posti. La consapevolezza che niente sarà più come prima e la mancanza di illusioni sul futuro “Spero di avere una casa tra un anno, ma chissà. Siamo in 60 mila, come faranno?”.

Mi chiedo se il suo lutto è effettivamente elaborato come vuol dimostrare, se è forte davvero. E mi convinco di no, che va bene sapere cosa l’aspetta, ma vivere questa nuova realtà sarà durissima. Lei continua a raccontare delle case distrutte nei piani bassi e integre in quelli alti. “Hanno ruotato su se stesse” spiega il marito. Si l’ho visto in tv, ma non è certo la stessa cosa. E i soccorsi… “Sono arrivati subito per fortuna, hanno portato coperte tanto mangiare. Non ci è mancato niente”. E i documenti, il marito lo ripete più volte, “la protezione civile è entrata in casa nostra e ci ha riportato i documenti”. I pezzi di carta che dicono al mondo chi sei. Oggetti normali che oggi sono preziosi, perché averli tra le mani significa che ci sei ancora.

Alla passeggera accanto, al posto C, una ragazza intorno ai 30 anni, si inumidiscono gli occhi: “Avrei voluto passare la Pasqua a L’Aquila, ma non ho potuto. Vedendo quello che è successo ho deciso di diventare volontaria della Croce Rossa”. È sincera ed è la compagna di viaggio perfetta per la signora, orecchie che ascoltano per qualcuno che ha bisogno di parlare. Le coincidenze non esistono.

Inizia la discesa, mi allontano. Poco prima dell’atterraggio le vedo scambiarsi numeri, indirizzi. Chissà se veramente si risentiranno…

A terra, scendono tutti e tre dall’altra porta. Ci scambiamo uno sguardo e addio. La signora della C, comunque, la conosco. O meglio, l’ho già vista. Viaggia spesso con noi, le chiederò come è andata a finire…

1 commento
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